
Le
malattie contratte mediante rapporti sessuali, un tempo chiamate
''veneree'', vengono oggi più comunemente chiamate malattie
sessualmente trasmissibili (MST).
In
ambiente scientifico, si è ampiamente dibattuto se usare
l'espressione ''malattie sessuali trasmissibili'' o ''malattie
sessualmente trasmissibili''. La prima dizione, più restrittiva,
limita infatti queste malattie a quelle classicamente conosciute come
''veneree'', quali sifilide, blenorragia, ulcera molle, granuloma
inguinale. La seconda dizione, senza dubbio la più completa, oltre
alle suddette, comprende tutte le malattie acquisite mediante
contagio sessuale.
Dalla
fine degli anni Sessanta a oggi le MST hanno subito in tutto il mondo
un notevole aumento; tale fenomeno è imputabile a diversi fattori:
-al
forte incremento, su scala mondiale, degli spostamenti di massa;
-alla
diffusione degli stupefacenti a livello di massa e al sempre presente
fenomeno dell'alcolismo;
-alla
diffusione capillare dei metodi anticoncezionali che
permette già in età adolescenziale d'iniziare l'attività sessuale
con relativo abbassamento dell'età media dei malati;
-all'ignoranza
intorno a queste malattie che resta totale (o pressoché totale) a
tutti i livelli sociali.
Il
costante incremento statistico delle nuove infezioni e la difficoltà
di un valido controllo epidemiologico, fanno delle MST un problema
socio-sanitario di notevole rilevanza.
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